QUEL PORTO A META
di
Lauro Gargiulo
La vicenda della costruzione del porto alla Marina di Meta ha diviso, sin dall’inizio, forze politiche e cittadini. Sostanzialmente si sono avuti due “partiti”: il primo, favorevole al porto; il secondo, preoccupato di difendere la balneazione. Nel 2003, per dare un contributo al dibattito allora in corso, pubblicai su “Spazi Nuovi” quattro articoli, con una breve sintesi della storia del porto a Meta. Affermai: “saranno, poi, i cittadini e le forze politiche a dover discutere, anche accanitamente, di una vicenda che riguarda l’attuale banchina ed il complesso sistema delle spiagge del Comune di Meta (Marina del Purgatorio, Meta, Marinella, Alimuri, Conca”). Concludevo: “Quel porto voluto caparbiamente dalla D.C. negli anni settanta, contrastato allora dalla sinistra, costato svariati miliardi, fu un errore: si abbia almeno il pudore di ammetterlo e di non proporre altre insulsaggini (come la strada nel Vallone).”
Dopo la vittoria della lista del dott. Antonelli, alle elezioni amministrative del 2004, la costruzione del porto è stata accantonata. Ecco gli articoli pubblicati.
1° parte[1]
La
storia: dalla banchina al Marisco
Una prima deliberazione di costruire una banchina alla Marina di Meta, a spese della Provincia, fu presa nel periodo 1853-56 (sindaco Francesco Cafiero). Nel 1860 venne deliberata la costruzione di una banchina di approdo (sindaco Cristoforo Cafiero, assessore anziano). Un progetto organico di una banchina e scogliera è del 1862 (sindaco Tobia Cafiero).
Finalmente nel 1864 il Consiglio Comunale decideva di costruire una scogliera alla Marina di Meta con prestito di lire 40.000 - emissione di 100 cartelle da lire 400, al tasso del 7% (sindaco Raffaele Cacace). Il 7 maggio 1865 il Consiglio Comunale deliberava “di eseguire la costruzione di una scogliera sulla spiaggia della Marina di Meta, della lunghezza di metri settanta dalla parte esterna del fortino, e nella direzione di Scutari, con la spesa di lire quarantamila, giusto il progetto d’arte dell’architetto Signor Michele Celentano […]”.
L’opera, affidata a trattativa privata, sarebbe stata pagata all’imprenditore in quattro rate di lire diecimila. I capitani marittimi Cacace Michele, Lauro Giuseppe, Lauro Raffaele, Cacace Tommaso, Cafiero Gennaro e Cafiero Cristofaro furono nominati “deputati all’opera”, cioè incaricati della sorveglianza sui lavori.
Il Consiglio aveva ribadito quanto segue:
«1. Che voto generale ed unanime di questa popolazione è stato sempre di avere un sicuro e felice approdo pei legni di piccolo cabotaggio alla spiaggia di Meta, per garantire la vita di tanti cittadini addetti al commercio marittimo, i quali per esserne privi, e particolarmente nei tempi invernali, debbono restre inoperosi, e mancare del pane necessario, e spinti dal bisogno, esporsi a certo pericolo di vita, per cui i tanti disastri che si hanno avuto a deplorare;
2. Che una popolazione, la quale ha impiegato nel traffico marittimo circa 150 bastimenti di grande portata, oltre il non piccolo numero di legni minori addetti al traffico giornaliero con Napoli, Castellammare, Torre Annunziata e gli altri luoghi delle vicine coste del Golfo di Napoli e Salerno, deve essere garantita nei suoi interessi, e tutelare il commercio marittimo, sul quale è fondato tutto il suo benessere;
3. Che a raggiungere questo scopo salutare è di urgente, vitale necessità di pubblico e generale interesse, il provvedere a rendere di sicuro e facile approdo ai legni la spiaggia di Meta, mediante la costruzione di una scogliera, che da mezzogiorno la ripari dai marosi, i quali non solo ne impediscono e rendono sommamente pericoloso l’approdo, ma avendone benanche invasa la maggiro parte con la rovina di diversi edifici, che vi erano costruiti, se non vi si apportasse sollecito riparo, fre poco tempo ancora la renderebbero del tutto rovinata e perduta, con sommo detrimento del commercio e degli interessi di questi naturali».
Nel 1867 si ebbero danni alla scogliera e relativi provvedimenti per riparazioni.
La piccola scogliera, costruita nel 1874 alla Marina di Meta alla punta detta «Crispino», veniva prolungata fino allo scoglio detto il «Marisco» con la spesa presunta di lire 34.000 - suppletivo lire 10.000 (sindaco Salvatore Ruggiero).
L’otto ottobre 1878 il sindaco Salvatore Ruggiero riferiva al Consiglio Comunale che la piccola scogliera “che prima offriva una larghezza media di m. 40 dal lido del mare si era ridotta allo spazio di pochi metri appena”. E continuava con queste sorprendenti parole: “Questo’opera ha risposto a tutte le previsioni che si aspettavano, giacchè là ove era mare, ora si passa a piè asciutto; diguisacchè è dimostrato che se quel progetto si prolungasse sino allo scoglio, detto il Marisco, quella marina potrebbe acquistare tutto quello spazio che prima aveva e quindi richiamare il commercio in questo Comune, che avea perduto con la perdita di detta spiaggia”.
Sembra, quindi, capire che la scogliera aveva prodotto un insabbiamento atteso. Il prolungamento della scogliera, affermava il sindaco Ruggiero, era “consigliato ancora, onde tutelare la marina di Alimuri, cantiere di costruzioni navali, la quale comecchè i materiali che scorrono dal rivolo non hanno alcun freno essendo dalla corrente trascinati presso quella spiaggia, ed in effetti si è scorto che ora per il varo dei bastimenti bisogna scavare il fondo con gravi spese degli armatori”. È questo un ulteriore elemento da ben valutare oggi che si è in presenza del fenomeno opposto, cioè della erosione dell’Alimuri.
Il Consiglio si concludeva con l’approvazione del progetto dell’ingegnere Celentano e lo stanziamento della somma di L. 34.000 per la costruzione della scogliera, opera - come si affermava - “la quale riesce di sommo giovamento alla Marina di Meta non solo; ma anche a quella di Alimuri evitandosi con la stessa tutti gli inconvenienti finora lamentati”.
Il 4 maggio 1880 il Consiglio interveniva ancora una volta sulla scogliera, la quale, seppure non completata, già aveva dato i suoi frutti con la formazione di una spiaggia di uno spazio suffieciente e con il miglioramento della situazione della Marina di Alimuri. L’opera andava, dunque, completata e, mancando i fondi, si sollecitava la Provincia a finanziarla.
L’11 maggio 1883 il sindaco riferiva che il pennello di bonificamento si era sensibilmente “rassettato …per la lunghezza di metri trenta, ove vi è una profondità di circa metri quattro”. La sommità si era ridotta di un metro per l’indicata lunghezza, con la conseguenza che il mare, non appena burrascoso sormontava la scogliera, per cui per evitare danni, era necessario rifiorire la scogliera con una gettata di scogli. (continua)
Nel
1964 il progetto per 700 milioni - Il disaccordo della sinistra[2]
Dopo le brevi note storiche riportate nel numero precedente, sorvoliamo sul progetto organico di un porto di 4° classe del 1909 (sindaco Giuseppe Starita) e portiamoci a tempi più recenti..
Il 9 marzo 1964 il Consiglio Comunale deliberava la costruzione di un porto di 4° classe. La decisione era stata preceduta da un'insolita assemblea dei cittadini e di esperti per discutere sulla collocazione da dare al porto che si voleva a tutti i costi realizzare.
Il 20 gennaio 1968 il Genio Civile di Napoli presentava il progetto dei lavori per un
importo di lire settecento milioni; il Ministero dei Lavori Pubblici approvava tale progetto il 24 luglio 1968 con D. M. n.3919/5242, registrato alla Corte dei Conti il 12-9-1968.
Dal progetto veniva stralciato un primo lotto di lavori per lire 350.000.
La D.C. all'epoca (sindaco Russo Francesco) aveva un potere assoluto a Meta tanto da contare in Consiglio Comunale ben 17 seggi su 20; ma alle elezioni del giugno 1970 la Lista Unitaria di Sinistra "Il Veliero" prenderà 9 seggi.
Il 4 settembre 1970 il Consiglio Comunale con voti 11 (D.C.) contro 9 (Sinistra Unita) approvava la contrazione del mutuo per il finanziamento dell'opera.
Abbastanza lapidario il giudizio del consigliere Carlo Cosenza (D.C.) espresso nel corso della seduta del Consiglio Comunale del 4 settembre 1970: «I metesi hanno l'abitudine di fare come gli struzzi: si nascondono la testa per non vedere. È necessario guardare avanti. Se si realizzerà il porto vi sarà un maggior afflusso di forestieri, più circolazione di moneta, aumenterà la ricettività alberghiera; il resto verrà dopo. Il porto costituisce il primo passo per un futuro di progresso e di prosperità per il Comune».
Diversa la posizione espressa dal dott. Lardaro Mariano del Gruppo Unitario di Sinistra: «Il porto, così concepito, rappresenta un momento isolato e non appare produttivo mentre lo stesso dovrebbe essere inserito in un’armonica politica di piano. Occorre invece domandarsi se non costituisca addirittura un pericolo per l'inquinamento delle spiagge, danneggiando le strutture balneari esistenti». Per Lardaro, la proposta della costruzione del porto andava rigettata mancando ogni infrastruttura e una globale visione del problema.
Per Romano Lauro, segretario cittadino del PCI, « la spesa complessiva prevista in 700.000.000 non potrà essere congrua in considerazione del continuo aumento dei costi di mano d'opera e materiale».
Per il dott. Ruggiero Nicola (D.C.) «prima di parlare di infrastrutture occorre prendere in esame il problema secondo altre direttive: che cos'è un porto di IV classe che tanti comuni desiderebbero avere? Il porto turistico di IV classe alloggia il turismo di piccolo cabotaggio. Se s'intende rettamente nella sua struttura e nella sua funzione non occorre più inserirlo in una politica di piano…le infrastrutture sono solo tecniche ma non di viabilità o di accesso…Se rappresenta un bene produttivo non v'è dubbio; basta considerare le tonnellate di carburante che saranno vendute per il rifornimento dei natanti, i benefici per le officine meccaniche».
Al termine della seduta il sindaco, geom. Francesco Russo, impediva al Gruppo Unitario di Sinistra la enunciazione della dichiarazione di voto. Il 6-9-1970, l'ennesimo volantino fu diffuso alla popolazione che apprendeva così i motivi del voto contrario della Sinistra:
« 1) La realizzazione del porto, essendo un fatto isolato, completamente sganciato da una visione d'insieme che dovrebbe trovare la sua espressione nella formulazione di un Piano di Fabbricazione adatto a prevedere il futuro sviluppo sociale ed economico del paese, non riuscirà a dare concreti benefici alla popolazione. Inoltre la Commissione nominata dal Consiglio Comunale che doveva studiare in quale modo il porto doveva inserirsi nello sviluppo futuro del paese, non ha fornito alcuna indicazione in quanto non fu costituita.
2) Su tale decisione ha influito in misura considerevole anche un esame approfondito dei costi che verrebbero a gravare sui contribuenti mentre la maggioranza della D.C. non ha chiarito da chi sarà gestito il porto ed a chi andranno i proventi della gestione…».
3a parte:
Il primo lotto dei lavori - le mareggiate danneggiano il molo
Il progetto di primo stralcio prevedeva la costruzione di un primo
tratto del molo di sopraflutto, a gettato di scogli, per una lunghezza di metri
lineari 165. Il molo, banchinato all'interno per una lunghezza di ml. 85, doveva
essere completo di muro paraonde.
I lavori
del 1° lotto (importo del progetto di lire 350.000.000) con contratto n.127 del
22-72 venivano affidati all'impresa Merlino Pietro al netto del ribasso del
17,39%, per lire 265.219.405. La consegna dei lavori avveniva il 29-3-72, il
tempo previsto era di due anni; la scadenza dei lavori era, dunque,
fissata per il 29-3-74 con una penale di lire 20.000 giornaliere.
La prima visita di collaudo in corso d'opera avveniva il 4-6-1973
presenti i collaudatori, l'ing. Guido Pasanisi e il dott. Giovanni Martuscelli,
il direttore dei lavori, l'ing. Francesco Morra, il titolare dell'impresa sig.
Pietro Merlino, e l'addetto alla contabilità, sig. Luigi Morga. Dal verbale
controfirmato dai suddetti risulta che si era provveduto sostanzialmente alla
formazione della sola scogliera sopraflutto per quasi l'intera lunghezza
prevista, la quale scogliera appariva regolarmente eseguita, senza aver subito
alterazioni di rilievo. Al fine di accertare la rispondenza delle
caratteristiche geologiche e meccaniche dei massi usati per la costruzione della
scogliera, la direzione dei lavori fu invitata a far eseguire delle prove sui
campioni presso un laboratorio
ufficiale. Dalla visita veniva constatato «un accentuato fenomeno di
ripascimento dell'arenile sopraflutto parallelo alla scogliera predetta, e
quello, sia pur modesto, di insabbiamento della nuova area portuale creata dalla
ripetuta scogliera». Si conveniva, infine, che da parte del direttore dei
lavori fosse studiata «la formazione di un pennello sporgente dalla riva a
conveniente distanza dal porto in costruzione, ed avente per funzione sia il
contenimento degli apporti sabbiosi, provenienti prevalentemente da Nord, sia il
ripascimento degli arenili a monte del pennello stesso attualmente soggetti ad
allarmanti fenomeni di erosione, fenomeni che potrebbero porre in pregiudizio la
stessa stabilità del vicino nucleo abitato».
Una successiva relazione dell'ingegnere capo Francesco Calabrese
giustificava alcuni lavori in più: «Durante l'esecuzione dei lavori si è
determinata la necessità di adeguare quantitativamente alcune categorie di
lavori nonché eseguire alcune opere non previste».
Nel corso dell'anno si sarebbero, infatti, verificate mareggiate «con
una frequenza maggiore del previsto» ragion per cui si era «ritenuto opportuno
prevedere per la costruzione della scogliera del molo foraneo un quantitativo di
scogli maggiori di quello originariamente previsto, realizzando una maggiore
ampiezza della berma nonché delle sezioni della scogliera stessa. Inoltre in
dipendenza della costruzione da parte del Comune di un piazzale di sosta in
radice del moletto si era ravvisata la opportunità di prolungare il nuovo
banchinamento del predetto moletto fino all'innesto del piazzale, realizzando in
tal modo un maggiore sviluppo di banchina di ml.35».
A causa delle mareggiate del 14 e 15 dicembre 1973 si era «reso
necessario il salpamento di alcuni scogli della scarpata del molo foraneo
precipitati sullo scanno di imbasamento del muro di banchina ed effettuare la
conseguente risistemazione dello scanno stesso, nonché ricostruire un breve
tratto di muro di banchina danneggiato».
Il maggior importo dei lavori era di L. 21.618.290. Il nuovo quadro
economico della perizia di variante e suppletiva risultava così:
a) Lavori a misura a base di appalto al netto del ribasso del 17,39% £.
286.837.695;
b) Somme a disposizione dell'Amm.ne: per revisione prezzi £.13.741.505;
per rivalsa I.V.A. £. 34.420.800; per spese tecniche £.15.000.000; totale £.63.162.305.
Il totale
complessive era di £.350.000.000
Il 6 marzo
1974, approssimandosi il termine per l'ultimazione dei lavori, il sindaco, geom.
Francesco Russo scriveva all'ing. Marra, dell'Ufficio Genio OO.MM., per
conoscere se i lavori fossero stati ultimati in tempo utile. In caso contrario
occorreva specificare i motivi del ritardo poiché l'assessore ai LL.PP.
doveva relazione al Consiglio Comunale. Diplomatica la risposta dell'ing.
Marra: i lavori non sono sospesi ma risentono delle condizioni climatologiche
che in questa stagione non ne hanno consentito l'avanzamento!
Fatto è
che la nuova scadenza dei lavori veniva fissata al 28 aprile 1975.
Alla visita di collaudo del 9 e 10 dicembre 1974 erano presenti, oltre
ai tecnici sopra menzionati, il sindaco di Meta, geom. Francesco Russo, il
vicesindaco, sig.Michele Cafiero, l'Assessore ai Lavori Pubblici, sig. Carmelo
Maresca, il consigliere comunale, dott. Nico Ruggiero, e l'ing.capo. Francesco
Calabrese.
Dal relativo verbale si apprende che risultavano in sito le seguenti
opere: «una scogliera di ml. 130 circa in massi naturali sopraflutto orientata
verso Nord ed attestata al vecchio molo esistente che, come accertato anche da
ispezioni effettuate in barca lato mare, è risultata notevolmente dissestata e
degradata nella sagoma; verso la testata Nord di detta scogliera affiorano dal
mare i sassi, che costituivano l'ulteriore braccio di scogliera non banchinato,
con relativa testata, di lunghezza ml. 40 circa; muro paraonde in calcestruzzo
della lunghezza di ml 130; praticabile di banchina della lunghezza di ml. 95
circa; muro di banchina tutto in calcestruzzo gettato in opera, che partendo
dalla estremità Nord della scogliera termina alla radice del moletto
preesistente per uno sviluppo di circa ml.215, e si attesta al piazzale di nuova
costruzione e non previsto nel progetto originario. Attraverso la costruzione
del muro di banchina è stato allargato il preesistente moletto da ml. 6 a ml.10
circa. All'estremità Sud del molo sopraflutto è stato realizzato un piazzale
semicircolare in calcestruzzo con antistante scogliera in massi naturali. Lungo
il praticabile di banchina, partendo dall'estremità Nord, a ml. 3,50 circa
dalla base del muro, paraonde, è stata rilevata una fenditura lungo ml.35 circa
interessante la pavimentazione in basolato. Il Direttore dei lavori rileva al
riguardo che detta fenditura è localizzata in corrispondenza dell'attacco tra
il praticabile ed il masso di carico del muro paraonde. In riferimento al
cennato dissesto subito dalla scogliera sopraflutto, il Collaudatore, l'Ing.
Capo del Genio Civile OO.MM. ed il Direttore dei lavori, giudicano assolutamente
precaria la stabilità di tutto il molo sopraflutto, per garantire la quale
occorre quanto meno procedere all'immediato ripristino in sagoma della ripetuta
scogliera nonché alla formazione in corrispondenza dell'estremità Nord del
molo di un'adeguata opera di difesa in massi naturali».
4a parte[3]:
Progetto generale e suppletivo per L.1.900.000.000
Il lievito
dei prezzi
Il 23 aprile 1975 la Giunta Municipale, adottati per l'urgenza i poteri del Consiglio, approvava (delibera n.116) il progetto generale di variante e suppletivo dei lavori di costruzione del porto per un importo complessivo di un miliardo e novecento milioni.
Se il progetto iniziale prevedeva una spesa complessiva di settecento milioni, candidamente si ammetteva «l'impossibilità di realizzare quel progetto per la massiccia lievitazione dei prezzi».
L'aumento vertiginoso della spesa non impensieriva più di tanto gli amministratori democristiani di Meta per i quali il finanziamento della spesa a carico del Comune sarebbe stato assicurato con mutuo da contrarre con la Direzione Generale degli Istituti di Previdenza o, in caso di indisponibilità da parte del predetto Istituto, con altro Istituto di credito.
Lo stesso
giorno la Giunta Municipale deliberava di approvare il progetto per
l'adeguamento della scogliera I° lotto per l'importo complessivo di lire
142.240.000, chiedendo l'autorizzazione ad aggiudicare l'appalto a licitazione
privata con offerte in ribasso ai sensi dell'art.1 lett. C legge n.14/'73 e ad
esperire, senza rinnovo della pubblicazione, gara con offerta in aumento,
qualora l'esperimento in ribasso andasse deserto: un invito abbastanza esplicito
alle ditte alle offerte in aumento!
Il progetto per il 2° lotto del porto, nell'importo di lire 257.760.000 (di cui lire 203.760.000 per lavori a base d'asta), venne formalmente approvato il 29 dicembre 1978, con delibera consiliare n.96. Stavolta il sindaco era il socialista Trapani Luigi, appoggiato dai dissidenti democristiani; la Giunta Municipale era così composta: Sposito Antonino, colonnello in pensione, Montefusco Matteo, maestro, Frasso Giuseppe e De Sisto Vincenzo, impiegati postali, Avino Paola, moglie dell'ing. Gargiulo Giuseppe, democristiani, e Gattola Francesco, insegnante, socialista.
Le opere previste nel progetto erano:
1) prolungamento del secondo braccio della scogliera per una lunghezza di ml. 115;
2) banchinamento della stessa per un tratto di ml. 80 con relativa pavimentazione;
3)costruzione del muro paraonde per una lunghezza di ml.80.
La scogliera doveva essere formata di massi naturali con berma superiore della
larghezza di m.8, scarpa interna 1/1 e scarpa esterna di 3/1 per il tratto
superiore e di 2/1 per il tratto restante; muro paraonde in conglomerato di
cemento fino a quota 4,50 sul l.m.; massiccio di sovraccarico in conglomerato
cementizio di 2 q.li 3x5; banchinamento con infrastruttura in massi di
conglomerato cementizio imbasato a quota -7 e sovrastrutture con parametro in
pietra da taglio elevantesi fino a quota + &,50 m s.l.m.
L'opera venne appaltata grazie a mutuo contratto con la Cassa DD.PP.(nota n. 12916 div.VI del 10-4-79). L'avviso di gara venne pubblicato all'albo pretorio del Comune per dieci giorni consecutivi, con la contemporanea pubblicazione sul quotidiano "Roma"; solamente cinque ditte avanzarono domanda per essere invitate alla gara. Il sindaco dott. Trapani, con ordinanza n.15 dell'11-6-79, disponeva che alla gara dovevano essere invitate esclusivamente le ditte segnalate dalla Regione Campania: riesce difficile intuire i motivi del discutibile comportamento del sindaco Trapani!
La prima gara, che non prevedeva offerte al rialzo, si svolse il 22-6-79, ma andò deserta per mancanza di concorrenti malgrado invito diramato a 20 ditte segnalate dal Servizio Opere Marittime della Regione Campania; così anche la seconda gara fissata per il 6-7-79. Al 3° esperimento di gara (licitazione privata) vennero ammesse offerte in aumento (art.26 L.R.n.51) e rimase aggiudicataria la I.M.E.T. s.r.l. di Napoli con un aumento del 14,75% sul prezzo a base d'asta.
L'impresa Savarese, che aveva offerto un aumento del 39,39%, protestò inutilmente chiedendo l'esclusione della IMET che avrebbe omesso di presentare alcuni documenti: la richiesta fu respinta dalla G.M. che approvò gli atti.
5° e ultima parte[4]
Il
convegno degli ambientalisti e la proposta dell’Amministrazione Comunale
QUEL PORTO A META
La dicotomia porto-spiagge farà ancora discutere
di
Lauro Gargiulo
In un convegno tenuto alcuni anni fa dal WWF Penisola Sorrentina, Partito Popolare, Rifondazione Comunista, Verdi del Sole che Ride di Sorrento, Progetto Giovani e Movimento per l’Ulivo di Meta, a cui parteciparono i professori Michele Attardi, Arturo De Alteris, Gianmaria Iaccarino, Giancarlo Spezie e i comandanti di Meta, fu puntualizzato quanto segue: 1) dalle prove in vasca e dai numerosi riscontri scientifici era stato appurato che il molo era comunque destinato ad insabbiarsi oltre a non riparare dal mare grosso; 2) Alimuri era la spiaggia ad aver subito il maggior danno per una massiccia e continua erosione, con l’arretramento della battigia di almeno 6-8 metri, con l’abbassamento del fondale di circa 2 metri e l’asportazione di circa 20.00 metri cubi di sabbia. I promotori del convegno suggerivano di riorganizzare le spiagge d’intesa con i gestori dei lidi, i proprietari degli alberghi e dei ristoranti, spiagge che potevano rappresentare il vero volano dell’economia metese, nonché di costruire un approdo per un eventuale servizio di aliscafi nell’area del Purgatorio, recuperando l’intera area.
L’Amministrazione Comunale di Meta ha recentemente proposto un progetto di “adeguamento infrastrutturale ed attrezzaggio del porto peschereccio” (del. G.M. n.371 del 21-11-2002) affidato all’ing. Eugenio Pugliese Carratelli. Nella relazione preliminare ed illustrativa si riconosce che “il litorale di Meta costituisce il più esteso ed importante ambito balneare della Pensiola Sorrentina e rappresenta un sito straordinario per la incommensurabile bellezza paesaggistica e per l’antica storia della marineria che fiorì sulle Marine di Meta ed Alimuri; per Meta e per la sua economia Meta è risorsa essenziale da preservare e rilanciare”. L’intervento prevede sia il recupero funzionale della struttura dell’approdo, sia l’utilizzo turistico delle spiagge mediante opportune opere. Per il porto, il progetto prevede “la rifioritura della mantellata esterna del molo esistente con scogli naturali al fine di stabilizzare ed integrare la funzione frangiflutti, la costituzione di un’adeguta passeggiata pedonale panoramica sul muro paraonde, la realizzazione di una struttura di attracco metallica per i mezzi da traffico veloci…”. In tal modo verrebbe restituita funzionalità di approdo per il piccolo cabotaggio da pesca, consentendo d’estate la possibilità di attracco alle linee di collegamento marittimo veloce. La realizzazione di un pennello trasversale alla linea di costa stabilirebbe un confine fisico necessario tra l’area della balneazione e quella destinata al traffico nautico. Inoltre la realizzazione di scogliere soffolte e il ripascimento del litorale consentirebbe il recupero di Alimuri. Altresì è prevista la riqualificazione della Marina del Purgatorio “con la costruzione di un tratto banchinato attrezzato a passeggiata protetto dalla realizzazione di una linea di scogliera soffolta”. L’importo totale del progetto è di euro 990.965,00.
Contro la proposta dell’attuale maggioranza è insorta l’opposizione, a tutela delle spiagge che il porto insabbiato ha creato (Cogime, Marinella). Ancora una volta la dicotomia porto - spiagge suscita contrasti tra le forze politiche. Che si discuta, anche accanitamente, è un fatto democratico. Che la scelta non sia tra le più facili è altrettanto vero. Ma il proverbio ammonisce a non buttare il bambino con l’acqua sporca. Quel porto voluto caparbiamente dalla D.C. negli anni settanta, contrastato allora dalla sinistra, costato svariati miliardi, fu un errore: si abbia almeno il pudore di ammetterlo e di non proporre altre insulsaggini (come la strada nel Vallone). (fine)